Cronaca
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michele
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Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

C'è sempre odore di fumo nell'aria. Sale dalle alte vette dell'informazione,dai talk show, dagli articoli di fondo, dove da un pezzo le storie vengono raccontate col lanciafiamme alla mano, quando basterebbe e avanzerebbe un word processor, anche da pochi soldi. Non c'è notizia, ormai, che per ottenere udienza da stampa e tivù non si debba presentare a rapporto con qualche mistero a piè di lista, l'aria rocambolesca e sinistra, lo sguardo torvo, l'uomo nero. E' un'informazione che si nutre di coincidenze e di colpi di scena come se ne nutrono di migliaia di anni i miti e le favole. Spesso le storie inventate finiscono bene, e talvolta anche le notizie di cronaca hanno un lieto fine. Dovremmo tutti esultare e ballare una mezza giga di fronte alla perfezione e all'eccezionalità d'una storia edificante, che alla faccia del nostro smisurato cinismo e della nostra smagatezza finisce per una volta in gloria. Ma l'informazione incendiaria, genere letterario al quale sempre di più la nostra professione si va allineando, non se ne accontenta: l'happy end, ai suoi occhi, è debole e puerile. E in più ha l'imperdonabile difetto di chiudere il cerchio della storia, di finirla lì, senza rimandare a una prossima puntata, quando soltanto le storie interminabili come telenovelas, meglio se banali, frivole e ripetitive, hanno l'approvazione dell'informatore incendiario, del piromane al soldo delle gazzette, grande attizzatore di notizie, comprese le più innocenti e le più fiacche, che non dorme tranquillo se, prima notte, non ha fatto divampare qualche evento, per quanto insignificante. Drogati e spinti al limite, gonfiati e impillolati, gli eventi perdono sostanza, le misure si smarriscono, il giornalismo perde la sua eloquenza, e il suo stesso vocabolario s'impoverisce. Come faremo domani, corna facendo, a raccontare un attentato vero o un crimine genuino, a svelare un mistero autentico, un indubitabile disastro, dopo aver sprecato le parole che esprimono il dramma e la tragedia del mondo - parole preziose, da usare con parsimonia, anzi con avarizia - per raccontare il nulla, le vanità d'una procura, le parole poco meditate del Caro Leader o di qualche altro politico, Beppe Grillo, le bufere d'Otto e mezzo, l'aumento del prezzo del groviera? Straparlando e suonando sempre il trombone, mai il clarinetto, ci stiamo giocando gli organi di senso: l'equilibrio, la curiosità, il polso fermo. In trasparenza, dietro il novanta per cento delle notizie di cui ci nutriamo, barbagliando fuochi fatui, vagano ectoplasmi. Sono notizie morte, eventi fantasma. Tutto si tinge di colori lividi e sinistri. Ovunque fuochi accesi e nel fumo di questi fuochi sempre meno arrosto.

A cura del Prof. Giuseppe Catapano

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